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Dopo mesi di mobilitazioni pro Pal, il Senato accademico della Federico II si pronuncia per chiedere «l’immediato cessate il fuoco nella striscia di Gaza e nei territori occupati» dallo stato ebraico. L’università più antica del Sud accoglie così – almeno in parte – le istanze portate al centro dell’attenzione dagli attivisti della rete studentesca per la Palestina di Napoli che da oltre tre settimane sono accampati con tende e sacchi a pelo nel chiostro del Dipartimento di Studi umanistici.

Convocato questa mattina in seduta straordinaria nel centro congressi dell’ateneo, completamente blindato per l’occasione da numerosi agenti delle forze dell’ordine, il Senato ha approvato all’unanimità un documento redatto dalla componente docente, dal personale tecnico-amministrativo e dalla rappresentanza studentesca nel quale l’istituzione accademica si impegna a sostenere iniziative politiche e culturali di pace e di dialogo tra i popoli.

«Viviamo ormai in un contesto di nazionalismi sempre più violenti» si legge nella mozione in cui viene citata l’ordinanza n.192 dalla Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia che lo scorso gennaio «ha adottato misure cautelari nei confronti dello stato di Israele sulla base del ricorso del Sud Africa, cui si è di recente unito anche l’Egitto, di violazioni della Convenzione contro il crimine di genocidio».

«Partendo dagli elementi di principio espressi nel documento – precisano in una nota dall’ateneo – le Commissioni permanenti del Senato Accademico, con il contributo di tutte le proprie rappresentanze, si impegnano ad elaborare una integrazione al documento approvato che preveda anche elementi attuativi e azioni concrete e che seguendo l’iter istituzionale venga portato in discussione».

Nel corso del Senato (monotematico) è stato invece respinto un documento presentato dai ragazzi della rete pro Pal in cui si chiedeva all’università di istituire «un osservatorio permanente sulla militarizzazione per analizzare e valutare ogni tipo di accordo con le istituzioni e le imprese private».

Allo stesso tempo, gli organi della governance di Ateneo, attraverso una mediazione, hanno presentato all’ordine del giorno un’istanza in cui venivano comunque accolti i principi generali espressi dai ragazzi. 

«La nostra mobilitazione non finisce qua – precisa Zidan, studente italo-palestinese della Rete –  registriamo una prima apertura da parte della Federico II ma c’è ancora da discutere nello specifico sulla sospensione degli accordi non solo con le università israeliane ma anche con le aziende belliche». Gli studenti, tra le varie, chiedevano all’ateneo – nel documento bocciato dal Senato – di impegnarsi a «non concedere spazi per iniziative e career day ad aziende come MBDA e Northrop Grumman Italia che producono e vendono armamenti».

«L’obbiettivo è il boicottaggio accademico – chiarisce la studentessa italo-palestinese Giulia – infine attendiamo ancora le dimissioni del rettore Matteo Lorito dal comitato scientifico della Fondazione Med-Or della Leonardo. Ancora non dimostrate nei fatti dai lui stesso annunciati più di un mese fa». 



 

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