Volkswagen chiuderà tre stabilimenti in Germania, mettendo a rischio decine di migliaia di posti di lavoro. Le vendite di veicoli in Europa, le difficoltà dell’economia tedesca e i rapporti tesi con la Cina pesano sui conti del colosso di Wolfsburg, che ha chiuso con un calo delle consegne (-2,8%) nei primi 9 mesi 2024. I vertici del Gruppo sostengono che sia necessaria una profonda ristrutturazione per poter andare avanti: una sforbiciata da 4 miliardi di euro, con una riduzione degli stipendi del 10% e aumenti bloccati fino al 2026. La crisi della Germania e dell’automotive ha conseguenze inevitabili anche in Italia, ma non nel settore luxury, secondo Walter Fontana, presidente di Fontana Group, l’azienda nata a Calolziocorte e diventata leader a livello internazionale nella produzione di stampi per auto di lusso.
«Da quello che sappiamo, sono quattro anni che Volkswagen è “ferma”, in Germania – sottolinea Fontana – Noi stiamo continuando a lavorare con Audi, stiamo sviluppando un progetto in Cina e delle altre collaborazioni e iniziative per Ingolstadt. Abbiamo sentito che il Gruppo Volkswagen chiuderà alcune fabbriche. Saranno, probabilmente, i primi di una serie a essere ridimensionati: l’elettrico ha creato una grande problematica. Queste case automobilistiche hanno i piazzali pieni e non vendono le vetture. C’è da sperare che la situazione migliori».
In linea generale, in Europa le case automobilistiche hanno investito molto nella produzione di veicoli elettrici in vista del divieto di vendita di nuove auto con motore a combustione previsto dall’UE entro il 2035. Ma ora sono alle prese con il calo della domanda. In particolare, la Germania e altri Paesi europei hanno tagliato i sussidi che avevano incoraggiato l’acquisto e l’infrastruttura di ricarica è ancora carente. Il lusso, però, sembra non essere toccato dalla crisi dell’automotive. «Il luxury, grazie al cielo, continua a svilupparsi – osserva il presidente del Fontana Group – I problemi più grandi sono nel settore premium di bassa gamma e nel gross market, che noi toccavamo solo marginalmente. Siamo quindi protetti, al momento, ma speriamo che le cose possano cambiare, perché ci sono invece aziende in seria difficoltà».
Dopo l’annuncio di Volkswagen, i sindacati tedeschi sono passati all’azione con una serie di scioperi e assemblee: i lavoratori delle fabbriche tedesche del Gruppo si sono astenuti dal lavoro nella giornata di lunedì. Il sindacato IG Metall ha fatto partire la prima ondata di scioperi con azioni di protesta concentrate nel turno di notte. Sono già state programmate altre azioni di contestazione anche a livello federale. Secondo i sindacati sarebbero in pericolo almeno 20.000-30.000 posti di lavoro in tutti gli stabilimenti. Volkswagen impiega in Germania 120.000 persone e gli stabilimenti sono 10.
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